Brett Goldstein a 46 anni: supersets, Pilates e la scienza della forza

Brett Goldstein, volto amatissimo della serie Ted Lasso e autore di una delle performance più fisiche della TV recente, ha recentemente rivelato la sua routine di allenamento a Men's Health UK. Tre sessioni settimanali di supersets pesanti, running, walking e reformer Pilates. Un mix che, a prima vista, potrebbe sembrare casuale. In realtà, è quasi un manuale di fisiologia applicata.
Cos'è un superset e perché funziona (davvero)
Il superset consiste nell'eseguire due esercizi in sequenza, senza recupero tra l'uno e l'altro, riposando solo al termine di entrambi. Esistono due varianti principali: supersets dello stesso gruppo muscolare (alta intensità metabolica) o di gruppi antagonisti, come petto e schiena, o bicipiti e tricipiti. Quest'ultima variante è particolarmente efficace perché mentre un muscolo lavora, l'antagonista si recupera attivamente — permettendo di mantenere carichi elevati senza cedere sulla qualità del gesto.
A 46 anni, Goldstein si affida a sessioni definite «brutali». Non è una scelta di stile: con l'avanzare dell'età, il sistema neuromuscolare risponde meno alla stimolazione e richiede intensità adeguata per innescare gli adattamenti ipertrofici e di forza. Il volume per seduta può anche diminuire leggermente, ma l'intensità relativa — cioè quanto ci si avvicina al proprio limite — deve restare alta per mantenere e costruire massa muscolare.
Il paradosso del Pilates accanto ai pesi pesanti
Qui sta il dettaglio più interessante, e più spesso frainteso. Molti pensano che il Pilates al reformer sia «roba da recupero leggero» o, al contrario, una disciplina separata dal mondo dei pesi. Goldstein li abbina: e fa benissimo.
Il reformer Pilates lavora su tre assi che il sollevamento pesi pesante tende a trascurare: controllo della catena cinetica profonda, mobilità articolare sotto carico leggero, e propriocezione. Il risultato? Un atleta che solleva tanto ma si muove anche bene, con minor rischio di squilibri posturali o di compensi che — specialmente dopo i 40 anni — diventano le cause principali degli infortuni da overuse.
C'è un principio fisiologico preciso alla base: i muscoli profondi del core (traverso dell'addome, multifido, diaframma) non si allenano efficacemente con il carico esterno massimale. Si attivano, si coordinano e si potenziano con il controllo consapevole del movimento, tipico del metodo Pilates. Integrare le due cose significa costruire una struttura muscolare completa: forza in superficie, stabilità in profondità.
Running e walking: l'aerobico non è nemico della forza
La combinazione si completa con corsa e camminata. Per decenni ha circolato il mito che il lavoro aerobico «mangiasse» i muscoli. La ricerca attuale disegna un quadro molto più sfumato: a patto che il recupero e la nutrizione siano adeguati, l'allenamento aerobico a intensità moderata supporta la salute cardiovascolare, migliora la capacità di recupero tra le sessioni di forza e contribuisce alla longevità atletica — che è esattamente quello che serve a chi vuole restare in forma a lungo, non prepararsi a una gara.
Per un attore che deve mantenersi in forma tutto l'anno, senza picchi di carico eccessivi, questo schema è quasi ottimale: tre sessioni di forza intensa, lavoro aerobico distribuito, Pilates come manutenzione della qualità del movimento. Un sistema, non una somma di attività.
La lezione per tutti noi: dai 40 in su, la qualità vince sulla quantità
Quello che Goldstein fa intuitivamente corrisponde a quello che la preparazione atletica moderna suggerisce per chi si allena nella «mezza età atletica»: intensità mantenuta alta sulla forza, mobilità e controllo motorio integrati, aerobico come supporto e non come fine. Niente di straordinario, ma tutto calibrato. La vera differenza, spesso, la fa chi progetta il programma — e chi capisce perché ogni pezzo sta al suo posto.
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