Il punteggio perfetto: cosa succede nel corpo di un ginnasta

C'è un numero che nel mondo della ginnastica artistica fa tremare i polsi: 9.3 all'esecuzione. È il voto che i giudici hanno assegnato a Gabriele Targhetta sul cavallo con maniglie agli Europei 2026 di Zagabria, il più alto di sempre per lui e tra i più rari a questi livelli internazionali. Un punteggio simile non racconta solo bravura: racconta anni di preparazione neurologica, muscolare e mentale che vale la pena esplorare, perché i principi che stanno dietro a quella perfezione riguardano chiunque alleni il proprio corpo con serietà.
L'esecuzione perfetta: una questione di sistema nervoso
Nella ginnastica artistica il punteggio di esecuzione — la lettera E — valuta errori, deviazioni dalla postura ideale, mancanza di controllo. Un 9.3 significa che quasi nulla è andato storto. Ma come si arriva a questo livello di precisione?
La risposta è nel sistema nervoso centrale. Ogni movimento tecnico di alta difficoltà — le rotazioni sul cavallo con maniglie, le traiettorie degli arti, l'equilibrio dinamico — viene codificato nel cervello come schema motorio. Più volte uno schema viene eseguito correttamente, più diventa automatico, rapido, efficiente. I neuroscienziati chiamano questo processo mielinizzazione: le fibre nervose che trasmettono il segnale motorio si rivestono di una guaina isolante che accelera la conduzione dell'impulso. Non è metafora: è fisiologia. Si stima che per stabilizzare uno schema motorio complesso ad alto livello siano necessarie decine di migliaia di ripetizioni di qualità.
Targhetta non ha semplicemente eseguito un esercizio: ha richiamato un programma motorio scritto nel suo sistema nervoso con anni di lavoro metodico.
La forza che non si vede: isometria e controllo muscolare
Il cavallo con maniglie è considerato uno degli attrezzi tecnicamente più ostici della ginnastica maschile. Richiede una forza isometrica straordinaria — la capacità di mantenere la contrazione muscolare a lunghezza costante — combinata con una coordinazione inter-muscolare che coinvolge spalle, core, flessori dell'anca e catena posteriore in modo simultaneo e continuo.
A differenza di quello che si vede in palestra, qui non si parla di contrazioni esplosive o di carichi massimali. Si parla di tensione controllata prolungata, dove ogni muscolo deve attivarsi al momento giusto, con la giusta intensità, per frazioni di secondo. La stiffness del tronco — la rigidità attiva del core — è il pilastro invisibile che permette di trasmettere forza agli arti senza dispersioni. Senza un core solido e reattivo, l'eleganza visibile che i giudici premiano con un 9.3 sarebbe semplicemente impossibile.
La mente sotto pressione: il ruolo della routine pre-gara
Segnare il punteggio più alto di sempre in una finale europea non è solo una questione fisica. La pressione competitiva attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, aumentando la produzione di cortisolo e adrenalina. Queste sostanze, in dosi moderate, affinano la concentrazione e la reattività; in dosi eccessive, interferiscono con la precisione motoria.
Gli atleti d'élite come Targhetta imparano — con il supporto di preparatori e psicologi dello sport — a gestire l'arousal, portandolo nella finestra ottimale descritta dalla teoria della zona di funzionamento ottimale (IZOF di Hanin). La routine pre-esercizio, la respirazione controllata, la visualizzazione mentale dell'esecuzione: non sono rituali scaramantici. Sono strumenti scientificamente validati per portare il sistema nervoso nel punto esatto di attivazione che massimizza la performance.
Cosa possiamo imparare noi dal record di Targhetta
Anche se non siamo ginnasti olimpici, i principi sono universali. La qualità del gesto tecnico supera sempre il volume bruto di allenamento. Ripetere male fa danni; ripetere bene costruisce. Il core non è un optional estetico: è l'asse di trasmissione di qualsiasi movimento complesso. E la testa — gestione dell'ansia, focus, routine — è parte integrante della preparazione, non un extra per i professionisti.
Un punteggio da 9.3 è un promemoria che il corpo umano, allenato con metodo e scienza, sa stupire.
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