82 anni sulle scale dei grattacieli: Giovanni Potenza non smette

Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate. Giovanni Potenza ha 82 anni, ha iniziato a fare tower running nel 2015 — quasi per caso — e da allora scala i grattacieli più alti del mondo. Non come metafora. Proprio con le gambe, su per le scale, migliaia di gradini alla volta.
Vale la pena fermarsi su questa storia, perché dice qualcosa di preciso e verificabile su come funziona il corpo umano quando viene allenato con costanza nel tempo.
Cosa succede al corpo che non smette di muoversi
Il tower running — la corsa in salita su scale di edifici alti — è una disciplina che sollecita in modo straordinario il sistema cardiovascolare e la muscolatura degli arti inferiori. Salire gradini richiede una spinta concentrica del quadricipite e del gluteo ad ogni passo, con un costo energetico per unità di distanza percorsa molto più alto rispetto alla corsa in piano. Il cuore lavora duramente, la frequenza sale rapidamente, e la gittata cardiaca deve sostenere uno sforzo continuato.
Quello che rende la storia di Potenza particolarmente interessante non è l'eccezionalità genetica — che non possiamo sapere — ma il principio fisiologico che dimostra: il muscolo scheletrico risponde agli stimoli di allenamento anche in età avanzata. La sarcopenia, cioè la perdita di massa muscolare legata all'invecchiamento, è un processo reale e progressivo, ma non è irreversibile né inevitabile in assenza di stimolo. Chi continua ad applicare carichi progressivi mantiene fibre muscolari attive, densità ossea, coordinazione neuromuscolare.
A tutto questo si aggiunge la componente cardiovascolare: il cuore allenato conserva una capacità di adattamento — si chiama plasticità cardiaca — che non scompare semplicemente perché l'età anagrafica avanza. La VO₂max, il consumo massimo di ossigeno, cala fisiologicamente con gli anni, ma il ritmo di questo calo dipende anche da quanta attività aerobica intensa si continua a praticare.
Il ruolo della testa in chi non si ferma
C'è un aspetto che spesso si sottovaluta parlando di atleti longevi: la componente mentale non è accessoria, è strutturale. Potenza ha iniziato questa disciplina a 71 anni. Questo significa che ha costruito un'identità sportiva in età matura, ha accettato il disagio dell'apprendimento, ha gestito la fatica e probabilmente qualche infortunio senza abbandonare.
Chi studia la psicologia dello sport sa che la motivazione intrinseca — fare qualcosa perché ti dà senso, non per apparire — è il predittore più solido della continuità nel lungo periodo. Potenza non corre per un brand, non ha un contratto pubblicitario. Sale le scale dei grattacieli perché evidentemente trova in quell'azione qualcosa che vale la fatica. Questo tipo di motivazione produce aderenza, e l'aderenza produce adattamento fisiologico. Il circolo è virtuoso.
Gradini, carichi e progressività: i principi che non cambiano
Dal punto di vista dell'allenamento, il tower running rispetta gli stessi principi che guidano qualsiasi preparazione fisica seria: progressività del carico, specificità dello stimolo, recupero adeguato. Salire più gradini, farlo più velocemente, ridurre i tempi di recupero tra un piano e l'altro: sono le leve classiche della programmazione, applicate a uno sport verticale.
La componente posturale è tutt'altro che secondaria. Salire scale correttamente richiede un buon controllo del tronco, una caviglia mobile, un ginocchio stabile. Chi non ha lavorato su questi elementi tende a compensare — e i compensi, nel tempo, producono sovraccarico e dolore. Potenza, evidentemente, ha trovato un equilibrio tra stimolo e recupero che gli permette di continuare a gareggiare senza fermarsi.
È una lezione concreta, non una favola motivazionale: il corpo risponde se lo tratti con intelligenza, se lo carichi in modo progressivo e se gli dai tempo per adattarsi. A qualsiasi età.
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La storia di Giovanni Potenza è il tipo di storia che un buon Personal Trainer conosce bene — perché lavora ogni giorno con persone che vogliono muoversi meglio, più a lungo, senza fermarsi. Sa come valutare la capacità funzionale di un cliente, come costruire un programma progressivo che rispetti i limiti reali e spinga quelli percepiti, come gestire il recupero e la motivazione nel tempo.
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