Rod Stewart, 81 anni: cuore operato, poi subito in movimento

Ottantuno anni, un intervento al cuore, quattro settimane di riposo forzato. E poi — di nuovo in movimento. Rod Stewart non è un atleta professionista, eppure la sua storia recente racconta qualcosa che chi lavora nel fitness conosce bene: il corpo umano, anche dopo uno stop importante, risponde al movimento. Anzi, spesso ne ha bisogno.
La notizia rimbalzata su Mens Health UK è sobria ma significativa: due mesi dopo un intervento cardiaco, Stewart è tornato alla sua routine di esercizio a basso impatto, dichiarandosi «f**** brilliant». Al di là del personaggio — rockstar, capello argentato, energia da palco — c'è un meccanismo fisiologico che vale la pena capire davvero.
Perché il low-impact non è allenamento di serie B
Quando si parla di esercizio a basso impatto, molti immaginano qualcosa di blando, quasi una concessione agli anziani o ai malati. È una lettura sbagliata. Il low-impact training riduce le forze di reazione al suolo e il carico articolare, ma può mantenere — e in certi contesti aumentare — la domanda cardiovascolare, muscolare e neuromuscolare.
Il cuore, dopo un intervento chirurgico, segue protocolli di riabilitazione cardiologica precisi: si parte con camminate leggere, si monitora la frequenza cardiaca, si aumenta progressivamente la durata prima dell'intensità. Non è prudenza eccessiva: è la logica del principio di progressione del carico. Forzare troppo presto significa chiedere a un sistema cardiovascolare ancora in adattamento di sostenere uno stress che non è pronto a gestire. Aspettare troppo, invece, porta a decondizionamento, perdita di massa muscolare e rigidità articolare — tutti fattori che rendono il recupero più lento e complicato.
Quattro settimane di pausa post-operatoria — la finestra citata dalla notizia su Stewart — corrispondono a un periodo in cui il tessuto guarisce ma il sistema muscolare inizia già a perdere efficienza. Il ritorno graduale al movimento non è un lusso: è terapia.
Cosa succede al muscolo che smette di muoversi
La sarcopenia da immobilità si attiva rapidamente: anche in soggetti allenati, pochi giorni di completo riposo producono cali misurabili nella sezione trasversale delle fibre muscolari, soprattutto in quelle di tipo I, le fibre lente responsabili della resistenza e della stabilità posturale. Negli anziani questo processo è accelerato, perché la risposta anabolica al carico diminuisce con l'età — serve uno stimolo maggiore per ottenere lo stesso adattamento.
Ecco perché il ritorno al movimento di Stewart — a qualunque forma di esercizio a basso impatto stia facendo — è fisiologicamente corretto: il muscolo ha bisogno di tensione meccanica per mantenere la propria struttura. E il cuore, organo muscolare anche lui, migliora la propria efficienza con l'esercizio aerobico progressivo, non con il riposo prolungato.
Mobilità, respiro, controllo: il nucleo di ogni recovery
Nelle fasi post-chirurgiche — ma anche dopo qualunque infortunio o stop prolungato — tre elementi tornano sempre al centro: mobilità articolare, controllo del respiro e stabilità del core. Non sono dettagli. Sono la base su cui si ricostruisce qualsiasi capacità motoria.
La respirazione diaframmatica, in particolare, ha un ruolo che spesso si sottovaluta: attiva il sistema nervoso parasimpatico, riduce la pressione intratoracica e facilita il ritorno venoso al cuore. Chi ha vissuto un intervento cardiaco impara presto che inspirare ed espirare in modo controllato non è meditazione, ma biomeccanica applicata.
Il core — inteso come l'insieme dei muscoli profondi dell'addome, del pavimento pelvico e dei multifidi — diventa il punto di ripartenza perché stabilizza la colonna, permette di gestire i carichi in sicurezza e coordina il movimento degli arti. Senza di esso, anche un esercizio semplice diventa un rischio.
Vuoi diventare il professionista che guida questo percorso?
La storia di Rod Stewart tocca un tema che riguarda milioni di persone: come tornare a muoversi dopo uno stop, in modo sicuro ed efficace, con qualcuno che conosca davvero i meccanismi del recupero funzionale. Questo è esattamente il terreno del Corso di Riabilitazione Funzionale di Accademia Italiana Fitness.
Nel percorso AIF impari a valutare le limitazioni del cliente, a costruire progressioni di carico appropriate, a lavorare sulla stabilità, sulla mobilità e sul controllo motorio in contesti post-traumatici o post-chirurgici. Il corso vale 50 crediti ECM tramite provider accreditato dal Ministero della Salute — il massimo disponibile — ed è riconosciuto da ESWA in 27 paesi UE, con il doppio diploma EPS CONI aderente al Protocollo SNAQ.
Attraverso FitnessWork, la rete di oltre 3.000 strutture convenzionate, chi si diploma AIF trova già un canale concreto per entrare nel mondo del lavoro. Perché saper accompagnare qualcuno — che abbia 30 o 81 anni — nel ritorno al movimento è una delle competenze più richieste nel fitness di oggi. Vale la pena costruirla con serietà.
SCOPRI I NOSTRI CORSI
Corsi correllati
Formazione certificata, docenti selezionati e percorsi strutturati per costruire — o consolidare — la tua carriera nel mondo del fitness.

Italian Fitness Academy is Italy's #1 school for becoming a certified fitness instructor.
Numero Verde:
Amministrazione:
Platform
IFA Homepage
Our Courses
Pricing
Job Guarantee
Call to Action
Support
Contact us
FAQ
Sections
Whatsapp Support
Guarantee
Testimonials
Sections
© 2025 Italian Fitness Academy, Inc
Refund Policy
Terms of Service













