Pogacar e il motore umano: cosa c'è dietro un dominatore

C'è un momento, in ogni Grande Giro, in cui il campo si spezza. Non piano, non progressivamente: di netto. Tadej Pogacar ha reso quel momento quasi prevedibile, e proprio per questo affascinante da analizzare con occhi scientifici. Cinque successi al Tour de France, record eguagliati e superati, una capacità di ripetere sforzi massimali giorno dopo giorno che lascia esterrefatti anche i fisiologi più navigati. Ma cosa succede davvero dentro un corpo capace di prestazioni simili? E cosa possiamo portare di quel sapere nel fitness di tutti i giorni?
La macchina aerobica: VO₂max e soglia non sono tutto
Il primo istinto è citare il VO₂max — la massima quantità di ossigeno che i muscoli riescono a utilizzare per unità di tempo. I campioni del ciclismo mostrano valori tra i più alti mai misurati nell'atleta umano. Ma i fisiologi dell'esercizio sanno bene che il VO₂max da solo non basta a spiegare la supremazia in gara. Ciò che conta, in una corsa a tappe che dura settimane, è la soglia del lattato: la percentuale del VO₂max alla quale l'atleta riesce a sostenere uno sforzo senza accumulare acido lattico in modo critico. Chi ha una soglia elevata può viaggiare più a lungo ad alta intensità prima che la fatica diventi insostenibile.
A questo si aggiunge l'economia del movimento: quanta energia consuma ogni pedalata. Un ciclista d'élite spreca pochissimo, grazie a un'efficienza neuromuscolare affinata da anni di allenamento specifico. Ogni watt prodotto si traduce in velocità, non in calore disperso.
Recupero: il vero campo di battaglia
Ciò che distingue un campione da un ottimo atleta in un Grand Tour non è solo la prestazione del singolo giorno, ma la capacità di recuperare notte dopo notte. Il corpo di un corridore pro deve riparare micro-lesioni muscolari, ripristinare le scorte di glicogeno, modulare l'infiammazione sistemica e mantenere l'equilibrio ormonale — tutto questo in poche ore, prima di ripartire l'indomani mattina.
La scienza del recupero in questo contesto include nutrizione periperformance (timing di carboidrati e proteine), gestione del sonno, tecniche di decompressione muscolare e monitoraggio della variabilità della frequenza cardiaca (HRV) come indicatore oggettivo di stato di forma. Non magia: protocolli precisi, costruiti e adattati quotidianamente dallo staff tecnico-scientifico che circonda ogni grande campione.
La potenza delle gambe e quella della testa
Esiste una dimensione che i wattmetri non misurano: la tolleranza alla fatica percepita. La psicologia dello sport chiama in causa il modello del governatore centrale — l'idea che il cervello regoli lo sforzo fisico in base a segnali di pericolo, e che gli atleti d'élite abbiano imparato (o siano geneticamente predisposti) a tollerare livelli di disagio molto più elevati della media, posticipando il momento in cui il corpo «decide» di rallentare.
Dominare un Tour de France significa anche gestire la pressione psicologica, le decisioni tattiche in frazioni di secondo, la motivazione quando le gambe bruciano al terzo giorno consecutivo in montagna. La preparazione mentale non è un optional: è parte integrante del metodo dei professionisti.
Dal ciclismo pro alla vostra cyclette: i principi che funzionano per tutti
La buona notizia è che i principi fisiologici che rendono Pogacar imbattibile non appartengono solo all'élite. L'allenamento a intervalli ad alta intensità (HIIT), la periodizzazione del carico, il lavoro sulla soglia aerobica, la cura del recupero e la nutrizione ottimizzata sono strumenti applicabili a qualsiasi livello. L'Indoor Cycling — che in palestra riproduce proprio la logica dell'allenamento su bici — è uno dei contesti ideali per mettere in pratica questi principi: si lavora su potenza, cadenza, resistenza aerobica e mentale, tutto in un ambiente controllato e sicuro.
La differenza tra un allenamento che funziona e uno che gira a vuoto sta quasi sempre nella competenza di chi lo progetta: saper leggere i segnali del corpo, modulare intensità e volume, costruire progressione nel tempo. Esattamente quello che fanno — in scala — i preparatori dei campioni.
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