Fersino, il libero che non doveva esserci

Sostituire Moki De Gennaro. Chiunque frequenti il mondo della pallavolo sa che quella non è una sfida ordinaria: è come raccogliere il testimone di un'atleta che ha ridefinito i confini del ruolo di libero in Italia per quasi vent'anni. Eppure Eleonora Fersino ci è riuscita, e le sue parole — «ho affrontato la situazione senza strafare» — racchiudono una filosofia di preparazione che va ben oltre il campo di gara.
Il peso specifico del ruolo di libero
Il libero è il giocatore che non attacca, non serve, non mura. Eppure è forse il più allenato di tutti, in senso atletico. La sua specialità è il recupero difensivo: riflessi, reazione, coordinazione occhio-mano-corpo in frazioni di secondo. Il sistema nervoso centrale lavora sotto pressione continua, e il corpo deve rispondere con movimenti esplosivi a partire da posizioni spesso scomposte e impreviste.
Dal punto di vista della preparazione fisica, il libero richiede un lavoro specifico su tre fronti: reattività neuromuscolare, stabilità del core e resistenza alla fatica cognitiva. Non basta essere veloci: bisogna leggere la traiettoria della palla prima che parta, anticipare con il corpo senza sbilanciarsi, e farlo per tutta la durata di un match lungo e fisicamente logorante.
«Senza strafare»: il principio più sottovalutato dell'allenamento
La frase di Fersino — «senza strafare» — merita di essere analizzata perché tocca uno dei meccanismi più fraintesi nello sport ad alto livello. Quando si affronta una pressione psicologica importante, la tendenza naturale è compensare con il volume: più ore, più ripetizioni, più intensità. Ma spesso è l'opposto che funziona.
Nell'allenamento periodizzato, il concetto di supercompensazione è chiaro: il miglioramento non avviene durante lo sforzo, ma nella finestra di recupero successiva. Aumentare il carico senza rispettare i tempi biologici di adattamento porta a stagnazione, infortuni o — nel caso delle abilità tecniche — a un calo della qualità esecutiva proprio sotto pressione. Fersino ha intuito (o appreso da una buona preparazione) che la risposta alla pressione non è fare di più, ma fare meglio.
Questo vale anche fuori dall'élite: in sala pesi come nella palestra del quartiere, chi progredisce è chi rispetta il principio del carico progressivo calibrato, non chi si stanca di più ogni settimana.
La pressione psicologica come variabile di allenamento
C'è un aspetto che spesso si sottovaluta: gestire l'aspettativa pubblica è una forma di stress che ha effetti fisiologici reali. Il cortisolo sale, il sonno si altera, la qualità della concentrazione cala nelle sessioni critiche. Un preparatore atletico consapevole include nel piano di lavoro anche la gestione di questi picchi di carico invisibile, programmando sessioni meno intense nei periodi di alta pressione esterna.
Fersino ha giocato da titolare in Nazionale e in uno dei club più importanti della Serie A1. Quella continuità non è solo merito tecnico: è il risultato di un sistema di allenamento che ha tenuto il corpo integro e la testa lucida nei momenti decisivi.
Volley e preparazione atletica: una disciplina sottovalutata
La pallavolo è uno degli sport in cui la preparazione atletica è meno visibile al grande pubblico ma tecnicamente tra le più sofisticate. I balzi verticali ripetuti, i cambi di direzione, i tuffi difensivi: tutto questo richiede una programmazione seria su mobilità delle anche, forza dei polpacci, stabilità delle spalle e controllo lombare. Un infortunio al tendine d'Achille, alla cuffia dei rotatori o al ginocchio può chiudere una stagione in una partita.
Non è un caso che le grandi squadre di volley investano molto sulla figura del preparatore atletico: è chi costruisce la struttura fisica su cui poggia tutto il resto — tecnica, tattica, resistenza competitiva.
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